Eccidio di Ponte di Cetti, 39 anni fa a Viterbo una tragedia firmata Brigate rosse

Viterbo 11 agosto 1980. Ferragosto alle porte, la città inizia a svuotarsi.

Una gazzella dei carabinieri si ferma ed in pochi, cruenti minuti, si consuma una delle pagine più dolorose della cronaca italiana: l‘eccidio di Ponte di Cetti.

Ponte di Cetti

Alcuni terroristi di Prima linea, nata in Lombardia nel 1976,  hanno compiuto da poco  una rapina  per autofinanziarsi, alla filiale del Banco del Cimino, al quartiere Pilastro, nel capoluogo della Tuscia.

Scappano e si  nascondono tra le persone che aspettano il pullman per Roma. Arriva la gazzella dei carabinieri. A bordo ci sono il brigadiere Pietro Cuzzoli e l’appuntato Ippolito Cortellessa. I due carabinieri sono molto conosciuti a Viterbo e anche molto stimati.

I brigatisti rossi, invece di esibire i documenti richiesti da Cuzzoli, sparano senza pietà, nonostante il brigadiere reagisca, ferendo gravemente il terrorista, Michele Viscardi in seguito pentitosi.

L’appuntato Cortellessa cerca di difendere il collega, ma viene colpito, anche lui mortalmente, da uno dei componenti del commando di assassini senza scrupoli.

Pietro Cuzzoli, nato a Caprarola (VT) il 5 gennaio 1949. Maresciallo ordinario dell’Arma dei carabinieri.

Si arruola nell’Arma nel 1967. Viene destinato ai battaglioni Campania ed Emilia-Romagna e poi alla Compagnia di Foligno (PG). Dal 1979 era in servizio presso il Nucleo radiomobile di Viterbo.  L’11 aprile 2011 gli viene concessa l’onorificenza di “vittima del terrorismo” «per gli alti valori morali espressi nell’attività prestata presso l’Amministrazione di appartenenza nell’evento occorso in Viterbo l’11 agosto 1980 “.

Marito e padre di una bambina, Piera, e di un figlio in arrivo, Domenico, che non ha mai visto suo padre. Lo ha conosciuto attraverso i discorsi amorevoli della sua mamma, Luisa D’Ambrosio, una donna che ha continuato a vivere onorando giorno per giorno il marito.

L’appuntato Ippolito Cortellessa è arrivato a Viterbo nel 1979 con la mansione di conduttore di automezzi veloci, lascia la moglie Beatrice e due figli adolescenti. Nato a Vivaro Romano (RM) il 10 ottobre 1930. 

Si arruola  nell’Arma nel 1950. Opera in numerosi Reparti delle regioni Toscana, Sardegna e Lazio. Dal 1979 era in forza al Nucleo radiomobile di Viterbo. Il 21 aprile 2010 gli viene concessa l’onorificenza di “vittima del terrorismo” «per gli alti valori morali espressi nell’attività”.

Antonino Rubuano

Nello stesso giorno il maresciallo maggiore Antonino Rubuano, comandate di stazione a Montefiascone, Medaglia d’oro al Valor civile, richiamato in servizio, muore tragicamente in un incidente automobilistico, nell’inseguimento di alcuni terroristi. Lascia la moglie e tre figli. Il maresciallo Rubuano è, inoltre, medaglia d’oro al valore civile, per aver salvato molte persone durante il terremoto del Belice in Sicilia, nel gennaio 1968.

Una tragedia firmata BR, dove Ponte di Cetti diventa il testimone silenzioso di un atto terroristico, che ogni 11 luglio da ormai 39 anni accoglie le più alte cariche dell’Arma, le Istituzioni, l’Anc, Associazione nazionale Carabinieri, parenti, e colleghi ancora in vita di due eroi, due Carabinieri che hanno pagato con il sangue quella appartenenza all’Arma.

Sono i colpi di coda degli anni definiti “di piombo”, per le pallottole che dal 1969 al 1988 hanno ucciso centinaia di persone e per le bombe degli attentati.

370 morti ai quali si aggiungono circa 1000 feriti. Martiri laici che hanno pagato con la vita i loro alti ideali.

Pietro Cuzzoli, Ippolito Cortellessa crivellati di colpi e Antonino Rubuano sono gli eroi del quotidiano che perdono tragicamente la vita in un servizio sulla gazzella che in quel maledetto 11 agosto 1980 hanno trovato la morte.

Non sono più tornati a casa dai loro cari, non sono più ritornati in caserma dai loro colleghi.

Entrambi Medaglie d’Oro al Valore Militare “alla memoria”.

Ad entrambi, all’interno della caserma “Ten. M.A.V.M. Giacomo ACQUA” , sede del Comando Legione Carabinieri Lazio, a Roma, è stata intitolata lo scorso anno,  la “Sala Rapporto” . A Viterbo, nel quartiere Villanova, sono intitolate due vie ai due carabinieri , oltre alla caserma del Comando provinciale di Viterbo, a Pietro Cuzzoli.

Di loro resta quella lapide dove ogni anno viene deposta  una corona di alloro, a ricordo di quanto accaduto.

Di loro resta quella bellissima foto che li ritrae insieme, proprio qualche giorno prima della tragedia, dal giovane cronista de Il Messaggero, Massimo Luziatelli.

Cuzzoli e Cortellessa nella foto di Massimo Luziatelli

Di loro resta la stima, la riconoscenza di Viterbo, dell’Arma, di chi li ha conosciuti personalmente e di chi lo ha fatto attraverso gli organi di informazione.

L’Eterno riposo.