Amatrice, a tre anni dal sisma cerimonie per ricordare le vittime. Ancora lenta la ricostruzione

Amatrice, 24 agosto 2016. Sono passati tre anni da quella terribile notte e nulla è cambiato, o quasi.

La cittadina è avvolta ancora nella polvere e tra le macerie, testimonianza di quello che è stato. Testimonianza di quello che ancora non è stato fatto. 

Moduli abitativi Amatrice

Mentre i comuni di Amatrice, Accumoli e Cittareale  sono pronti a ricordare i loro morti in questo triste anniversario, i sopravvissuti continuano a vivere, se così si può dire, nei moduli abitativi, altri negli alberghi della costa.

La solita passerella di politici, meteore sparite e poi silenzio, ma soprattutto solitudine per queste persone ferite nel corpo, nello spirito, nella mente.

Ci sarà una  “serata di pace” ad Accumoli con il vescovo di Rieti, Domenico Pompilio, dal 23 agosto e poi,  alla mezzanotte, tutti al Palazzetto dello sport, dove all’1:30 inizia  la veglia di preghiera. Parte poi  la fiaccolata.

Alle 3,36  la lettura dei nomi delle vittime del Sisma, al rintocco delle campane. Infine,  alle 4:00, la preghiera presso il monumento di Parco Minozzi.

Tutto questo tra camere squarciate dal terremoto, bagni che si affacciano sulla via, quadri che spuntano dalle pareti, lampadari che ancora sono sospesi.

Uno spettacolo allucinante in tutti sensi, perché testimonia quello che hanno passato queste persone,  perché testimonia ancora la difficoltà ad intraprendere questo cammino della ricostruzione, perché testimonia l’impotenza dell’uomo davanti alla forza della natura.

24 agosto, 30 ottobre 2016 e  18 gennaio 2017, tre date che segnano tre differenti momenti di dolore morte e disperazione.

Unica nota positiva è che è stata rispettata la volontà dei familiari delle vittime del sisma, di non volere la presenza di politici e  giornalisti  alla cerimonia della notte dell’anniversario, ma solo alla Santa Messa del 24 agosto, alle  11:00.

Siamo già a fine mese e presto arriverà l’autunno. In quelle zone è freddo, molto freddo. Figuriamoci d’inverno.

Sempre nei nostri cuori