Riflettendo via web: “Il rancore, sentimento negativo che distorce la vita”

Capita di parlare tra amiche e di aprirsi più del solito e magari raccontare qualcosa che ci ha ferito, umiliato.
Non so se a voi sia mai capitato, ma mi è stato detto:” Come fai a non portare rancore su quella persona così malvagia, dopo quello che ti ha fatto?”.
A me sì, e vi confesso che è una parola che non appartiene alla mia vita, al mio modo di essere.
Eppure il rancore è un sentimento che offusca il quieto, più o meno, vivere. È qualcosa che comunque sconvolge, conseguenza del male subito, della delusione, del torto, del tradimento.
Così paura, rabbia diventano come una morsa che opprime, annienta e tiene in pugno chi prova rancore, tanto da creare una sorta di dipendenza.

Cova, cova nel tempo sprigionando una sorta di energia negativa che nuoce a chi prova questo dilaniante sentimento.

I rapporti si danneggiano, si diventa pessimisti e sarcastici, ma soprattutto schiavi di un’energia alquanto negativa e distruttiva.

Ne vale la pena provare tutto questo? Siamo stati traditi, offesi. Abbiamo subito, noi non siamo come chi ci ha colpito, siamo differenti e quindi non agiamo come loro e quindi, non facciamo altrettanto.
Per chi, come me, è donna o uomo di fede, è una prova da vivere ed offrire. Una testimonianza dell’essere cristiani, ma non è necessario per poter essere diversi da chi ci colpisce.

Basta solo essere, fondamentalmente, brave persone. Persone con un briciolo di buon senso e rispetto.
Basta guardarsi intorno ed ammirare un fiore che sboccia, un bel tramonto, il sorriso di un bambino, una passeggiata nel bosco. Doni preziosi, che fanno bene a chi sa apprezzarli. Basta evitare, in seguito, certe persone, certe situazioni, lasciando scorrere. Selezioniamo, scegliamo, pensiamo di più a noi stessi, amiamo il prossimo, ma soprattutto rispettiamoci ed amiamoci.

Non saremo mai come loro.