Strage di Capaci, dopo 27 anni ancora ombre, ma è forte il ricordo

17:56 di sabato 23 maggio 1992, autostrada che collega l’aeroporto di Punta Raisi con Palermo. All’altezza dello svincolo di Capaci, 572 chili di esplosivo vengono attivati a distanza e  le tre auto su cui viaggiano il giudice Giovanni Falcone e la sua scorta, saltano in aria.

Muoiono il magistrato, la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Sopravvivono all’attentato gli agenti Paolo Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e l’autista giudiziario Giuseppe Costanza.

27 anni fa si compiva una delle pagine più cruente della storia italiana.

Oltre una ventina di mafiosi condannati, eppure ancora tante ombre, buchi neri e probabilmente depistaggi costruiti ad arte

Un cratere di ma  e  di se, di indagini che avrebbero dovuto prendere altre direzioni. Un cratere causato da tutto quell’esplosivo   sull’autostrada tra Palermo e Capaci. In quel cratere ci siamo anche noi. Noi gli italiani onesti e retti, che mai avrebbero fatto saltare in aria servitori dello Stato, mariti, mogli, padri di famiglia. Nostri fratelli.

Il più grande attentato messo in atto da Cosa Nostra ancora è ancora in atto, con le sue mezze verità, con i buchi neri, nonostante quattro processi. Nonostante le cerimonie di rito, nonostante le belle frasi di pezzi da 90 e non, è tutto ancora in atto.

E così la dichiarazione della sorella del giudice Falcone, Maria Falcone, è sicuramente quanto mai appropriata: “nessuna polemica sporchi le celebrazioni“.

La parte pulita e commovente è quella degli studenti che oggi, 23 maggio, parteciperano alla manifestazione #PalermoChiamaItalia,  per dire tutti insieme “no a tutte le mafie” e naturalmente,  per ricordare le stragi di Capaci e via d’Amelio,  in cui persero la vita i giudici Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti delle loro scorte Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Rocco Dicillo, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Claudio Traina.

La lezione di vita ce la offrono i ragazzi, il nostro presente e futuro, perché da quel terribile giorno di lutto e dolore, in tanti hanno dato voce alle vittime di quegli atroci attentati. È dare un senso, un valore vero e proprio a quei martiri, al loro messaggio, al loro sacrificio.

La lezione, l’esempio ce lo hanno lasciato le vittime: rialzarsi e fare del nostro meglio, perché in fondo loro, nonostante le centinaia di chili di tritolo, continuano a vivere in tutti noi.

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