Alberto Sed, sopravvissuto all’orrore di Auschwitz-Birkenau, memoria storica e morale

Aveva 91 anni ed è scomparso lo scorso 2 novembre: Alberto Sed, sopravvissuto al campo di sterminio nazista di Auschwitz-Birkenau.

La sua morte ci spinge a non dimenticare, ma anche a riflettere sull’importanza dei testimoni, della memoria. 

Aveva 14 anni quando ha assistito alla terribile scena dell’arrivo dei nazisti all’alba, nel Ghetto di Roma. Dopo mezzo secolo è riuscito a raccontare la sua testimonianza, custodita per sé. Non riusciva a parlarne, nonostante si trattasse di ricordi indelebili.

A-5491 è il numero che gli tatuarono quando venne condotto a Birkenau, dopo essere stato catturato per una soffiata a Roma con sua madre e le sorelle, Angelica (17 anni) sbranata dai cani aizzati dai tedeschi , Fatina (13 anni ) ed Emma (8 anni), che ha visto uccidere dalle SS.

Alberto Sed è una grande perdita per la sua Comunità, ma anche per tutti noi.

Nel luglio del 2018 era stato nominato cittadino onorario di Civita Castellana, in provincia di Viterbo. A Roma il sindaco civitonico Gianluca Angelelli,  insieme al vice sindaco Contessa ed al consigliere Antonelli, gli avevano  consegnato la targa.
Sulla sua pagina Facebook Gianluca Angelelli ha scritto: “Addio ad Alberto Sed,
la persona più straordinaria ed incredibile che io abbia conosciuto, capace di tornare dall’inferno e ricominciare a vivere, per insegnare agli altri il valore della vita.
Con lui se ne va una delle ultime testimonianze delle pagine più buie del ‘900 e della storia intera: una perdita inesauribile. 
Tutti noi che lo abbiamo ascoltato diventiamo adesso, più di ieri, responsabili della Memoria. Sono fiero di essere diventato un Tuo concittadino. Grazie per il Tuo immenso coraggio.

Alberto Sed ha tenuto nascosto persino alla moglie e ai figli l’orrore di quello che ha vissuto nel campo di concentramento.  Un blocco dal quale è uscito, scrivendo un libro con il generale dei Carabinieri e giornalista Roberto Riccardi: “Sono stato un numero”, edito da Giuntina.  Questa Casa editrice è stata fondata da Daniel Vogelmann, il cui padre Schulim è stato  l’unico ebreo catturato in Italia,  risultato  salvato da Schindler.

Nel 2015 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo ha insignito, insieme ad altre persone, dell onorificenzea di commendatore.

Non ero più un bambino, ero diventato un eroe“, disse in un’intervista ricordando la  chiusura   della scuola  e della  squadra di calcio,  a causa delle leggi razziali, pochi giorni prima che Herbert Kappler e le SS irrompessero alle 4:30 del mattino del 16 ottobre del 1943, al Portico d’Ottavia.

Alberto Sed ci lascia una importante eredità morale e storica. Lui che aveva una famiglia numerosa con  tre figlie, sette nipoti e tre pronipoti, ma che non riusciva a prendere in braccio, perché i ricordi lo bloccavano. Come è scritto sul libro: “Lo vidi fare più volte. Ogni volta eravamo noi a dover portare i bambini ai loro carnefici. Noi a lanciarli in aria, sotto la minaccia delle armi, con le SS che si esercitavano a colpirli mentre erano in volo“.

Riposa in pace Umberto Sed, rimarrai sempre nel cuore dei giusti che conseveranno la tua memoria.
עליו השלום

Foto tratta dal web