Corrado Ori Tanzi, presto in uscita con il terzo volume di “Mod-Nel nome della morte”

Corrado Ori Tanzi è uno scrittore e giornalista professionista. Dal 2013 ideatore e curatore di 8th Of May, blog di profilo artistico, ha pubblicato la raccolta di racconti Prigionieri di Un Sogno (Libreria dello Sport, 2001), mentre per i tipi di MilanoNera sono uscite in e-book le black story Milano Fa Male (2011), Febbre di Ferragosto (2012), Hotel Botola (2012). Nel 2015 è stata la volta della raccolta di racconti in self publishing Vivere e Morire a Milano (Cronache Metropolitane) e in passato ha collaborato col portale noir MilanoNera.

Oggi, è una delle firme di Mescalina, sito di pensieri liberi e creativi per letteratura e musica e di altre testate che vanno e vengono nel suo ruolo di free lance. Ha insegnato tecnica giornalistica per l’associazione Alcast.

Corrado Ori Tanzi

Corrado, in te vivono l’amore per la scrittura e quello per il giornalismo, uno prevale sull’altro o convivono serenamente insieme?

«La scrittura narrativa è ben più soddisfacente. Ti permette di modellare la realtà come vuoi tu, di plasmarla come un bambino usa il pongo. Il giornalismo impone più confini da rispettare, offre un percorso più autostradale. Va da sé che in entrambi i casi la disciplina è severa.»

So che sei un lettore compulsivo, quali sono gli autori e il genere che prediligi? Inoltre, trovi che influenzino in un certo qual modo il tuo scrivere?

«In assoluto Georges Simenon e Stephen King. Del primo mi affascina la scrittura asciutta ed essenziale, talmente cinematografica da trasformarmi a ogni libro da lettore a spettatore unico di una sala. Del Maestro del Maine amo la visione poetica che, scevra dall’abisso con cui veste le sue storie, trovo addirittura commovente. Ma di autori da citare ce ne sono a cascata. Dostoevskij, Cervantes, Bukowski, Dylan, De Beauvoir, Vian, Ligotti, Ellroy, una lista lunga e forse tediosa. Ognuno di loro ha influenzato in qualche modo il mio pensiero.»

Dopo la carrellata di opere citate nel presentarti, è arrivato “MOD – Nel nome della morte”, la seconda uscita per la collana i Seriali, inaugurata con Io e gli zombie (Ekt Edikit Editore); il romanzo esce in quattro volumi a cadenza bimestrale. Di cosa parla?

«A fine ottobre esce il terzo volume. È la storia di un uomo che, stufo di aspettare il suo turno per parlare col Comandante Supremo nell’alto dei cieli, trova una via per tornare sulla Terra, scatenando tuttavia la rabbia di Dio, che si vendica rendendolo sì eterno, ma condannandolo a uccidere innocenti, sentenza da cui l’uomo non può liberarsi.»

Il tema della morte torna più volte nei tuoi titoli. Perché? Forse perché ti angoscia o, al contrario, ti affascina? 

«La morte è un passaggio. Più certo della nostra stessa vita. No, non mi angoscia. Mi fa paura il morire, il modo che mi toccherà in sorte questo sì, non la morte.»

Credi che ci sia una seconda vita dopo la morte? E credi nel riscatto dell’anima?

«Sì, sento che l’essere umano non chiude l’esperienza esistenziale di cui è portatore con la sua fine biologica. Penso che anche la morte muoia. Credo in un’entità spirituale superiore a cui non attribuisco il nome di un dio delle religioni monoteiste, anche se per cultura mi definisco cristiano. Sono vicino alle posizioni di Helena Petrovna Blavatsky e Annie Besant, studiose e divulgatrici della teosofia, la disciplina meglio conosciuta come reincarnazione.»

Mod finirà la sua storia o prevedi già un quinto volume? 

«In verità “Mod – Nel nome della morte” è stato scritto come unica storia che l’editore ha voluto presentare quale quadrilogia. Non so se c’è spazio per un sequel, bisogna valutare tante cose. Mi piacerebbe, perché no, ma sarebbe una sfida corposa perché scriverlo è stata un’esperienza molto forte, quanto almeno all’energia lasciata sul campo.»