Emanuele Petri, un eroe del quotidiano ucciso sedici anni fa dalle Nuove Brigate Rosse

È il 2 marzo 2003 e l’Italia degli onesti prova, ancora una volta, il terrore dell’incubo Brigate rosse.

Su un treno semivuoto tratta Roma – Firenze salgono un uomo ed una donna sotto falso nome. Sono ricercati per l’omicidio di Massimo D’Antona. Si chiamano Mario Galesi, 37 anni e Nadia Desdemona Lioce, 43.

Sullo stesso treno ci sono, però, tre poliziotti della Polfer. Il più alto in grado della pattuglia, il sovrintendente Emanuele Petri, chiede i documenti. Il collega lo copre, l’altro trasmette i dati alla sala operativa. Carte d’identità  false ,ma ben fatte. Tutto a posto, almeno sembra. Il terrorista Galesi, temendo di essere scoperto tira fuori la pistola e, nonostante il sovrintendente Petri lo inviti ad una trattativa, esplode un colpo, che colpisce alla gola Emanuele Petri.

Tre uomini della Polizia di Stato e tre terroristi  rossi, il bene ed il male si sono scontrati. 

Il sovrintendente Emanuele Petri cade sotto i colpi delle belve rosse: un proiettile calibro 765 lo colpisce mortalmente alla gola. L’agente Bruno Fortunato butta la pistola, ma a sua volta viene ferito gravemente ad un polmone e al fegato.

L’altro  collega, dopo aver gettato la ricetrasmittente con la quale è in contatto con la Questura di Firenze, spara e colpisce Galesi, che muore in serata.
Sono  attimi terribili, la tragedia si è compiuta. I terroristi delle Nuove Brigate Rosse hanno colpito a morte un servitore dello Stato e ferito gravemente i colleghi della Polizia Ferroviaria.

Tempo dopo Bruno Fortunato si toglie la vita  a Nettuno, sul litorale romano, a soli 52 anni ed ormai in quiescenza. Un dramma nel dramma, dal quale  il poliziotto dopo mesi di cure e la dispensa dal servizio dopo un anno di lunga malattia, non si era più ripreso.
Il suo rammarico è quello di non aver sparato contro la terrorista Nadia Desdemona Lioce, che non lo aveva ucciso semplicemente perché la sua pistola aveva la sicura.

Saranno però il figlio di Emanuele Petri ed i figli  di Bruno Fortunato a raccogliere l’eredità di questi questi due padri, arruolandosi anche loro in Polizia.
Anche questo è #essercisempre, anche questo è la Polizia di Stato.

Foto tratta dal web