Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, in Italia una donna uccisa ogni tre giorni

Una donna uccisa ogni tre giorni ed oggi, 25 novembre, come ogni anno è la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1999.

Ormai si celebra  da 20 anni, eppure la lunga scia dei femminicidi non si ferma. Ancora si muore per mano di uomini che si tramutano in belve feroci della peggiore specie che, dopo torture fisiche e psicologiche, ci ammazzano. Sì, ci ammazzano al plurale, perché in ognuna di queste donne ci siamo anche noi, carne della stessa carne. Donne.

I numeri degli omicidi sono allarmanti, sembrano sempre più non avere fine. Una litania di nomi di donne uccise senza pietà, una litania  di dolore. Solo nel 2018 sono state 142 le vittime, nei primi dieci mesi di quest’anno sono stati 95 in Italia gli omicidi. Per non parlare delle donne sfigurare orribilmente nel corpo e nell’anima. Per non parlare dei figli che perdono la loro mamma e dei genitori che perdono la loro figlia.

Ma lasciamo stare le statistiche, perché in fondo, non risolvono il problema, le lasciamo fare e citare ai tecnici, perché il punto è che si continua a subire, a morire ogni giorno.

A tal proposito mi piace citare le considerazioni della già Consigliera di Pari Opportunità Daniela Bizzarri, da anni in prima linea in aiuto di quelle donne vittime delle angherie di sottospecie di esseri denominati “uomini”, (uno fra tutti occupandosi della ragazzina vittima di uno stupro di gruppo a Montalto di Castro) che in un suo intervento ha affermato: “Come ogni anno è il momento delle statistiche, delle manifestazioni in piazza, ma a mio avviso, essendomi occupata da molti anni, delle problematiche femminili, ho come l’impressione che tutti sono armati di buona volontà, ma poi nei fatti questo grande fenomeno del femminicidio sia come diventata una routine, se ne da la notizia ma nulla di veramente serio si fa per contrastarlo“.

Al centro: Daniela Bizzarri

 

In effetti quello che sembra è che ‘nulla di veramente serio’ è avvenuto. Se poi consideriamo che molte donne, inoltre, non si rendono conto che quando un uomo inizia ad alzare la voce ed inizia a criticare quello che fanno, è l’inizio del declino di una storia che sembra amore, ma che non lo è. Seguirà piano piano un’escalation di violenze verbali, psicologiche e fisiche che in molti casi porta alla morte.

Infatti, proprio per questo, in Italia la Polizia  di Stato, sensibile a questa grave  tematica,  ha indetto una campagna informativa denominata “Questo non è amore“, con  la quale da anni è scesa a fianco delle donne. In tutte le province italiane si svolgono incontri per invitare le donne a reagire, ad uscire dall’isolamento, grazie al supporto di un’equipe, formato  da personale specializzato della Polizia di Stato.

Luciano Garofano, già Generale dei RIS di Parma

È bene riflettere, è bene volersi bene e prendere coscienza come ha sottolineato il già Generale dei RIS di Parma, Luciano Garofano, di “Non accettare qualsiasi cosa in nome dell’amore, quell’amore malato che procura lividi, umiliazioni e troppo spesso la morte”.

Emerge così l’emergenza, ma anche  l’esigenza di una vera e profonda trasformazione culturale, coadiuvata da  leggi più efficaci, per abbattere muri di omertà e silenzio. Intanto, si potrebbe iniziare concretamente nel quotidiano, proteggendo le vittime, supportandole con la collaborazione di tutte le parti sociali. I convegni lasciamoli agli operatori del settore, perché è bene che dopo  vadano dalle donne, parlino loro per metterle in guardia, le aiutino ad aprire  la mente offuscata dalla nebbia di un amore malato. Per andare oltre.

25 novembre, Giornata Internazionale della violenza contro le donne, una donna uccisa ogni tre giorni.