Giovanni Paolo II, quattordici anni senza di lui

Era il  2 aprile 2005, quando alle  21:37,  Papa Giovanni Paolo II, oggi santo, dopo giorni di agonia lasciava  l’umanità,  in un profondo silenzio.

Il primo Papa dell’Est Europa, eletto nel 1978, il 264esimo, muore dignitosamente ed immediatamente da ogni parte del mondo esplode un coro: ”Santo subito”.

La sua morte è seguita in diretta tv, ora per ora tutti seguono bollettini, servizi, collegamenti degli ultimi giorni della sua vita terrena.  Diventa, nell’ultima fase esistenziale, l’icona della sofferenza fragile, eppure dignitosa.

Non a caso, il decano dei vaticanisti Rai, Raffaele Luise, lo definisce recentemente  in un convegno  “Il santo che ha preso il mondo per mano, il pontefice che ha umanizzato nel senso più spirituale la sua missione, avvicinandola a tutti gli uomini“.

Lascia un segno indelebile in ogni parte del mondo. Lo lascia anche a Viterbo durante la sua visita di ben 31 anni fa.

Valeva la pena per un Papa venire a Viterbo per vivere questa giornata così piena della storia del passato”, questo afferma l’uomo di bianco vestito con drappo rosso dalla finestra di Palazzo dei Priori, dinanzi alla Macchina di santa Rosa “Spirale di fede”.

Era, infatti,  il 27 maggio del 1984, quando i Facchini regalano al Pontefice l’emozione di un trasporto straordinario in suo onore. Una giornata intensa che si conclude proprio con quell’ appuntamento in Comune.  Iniziata con la visita ai detenuti del carcere di santa Maria in Gradi, con un discorso espresso guardando negli occhi i suoi interlocutori, come ricorda chi era lì, dove dichiara “di non poter dare loro la libertà “, ma li invita a confidare in “Gesù il liberatore “.

Piove in quel giorno di fine maggio, eppure i Viterbesi sono lì ad attenderlo, ad esultare con lui, a pregare con lui. Il Papa sbaglia il nome della Patrona: la chiama Rita; definisce i Facchini “uomini forti”, incorona la Madonna della Quercia, sorride, ascolta, prega.

Con lui la figura del Papa riassume quella connotazione più umana, con la gente per la gente, a servizio dell’altro, in giro per il mondo.