Manuela Chiarottino, la scrittrice che ama il genere rosa ma che sta conquistando anche l’universo maschile

Piemontese, vincitrice del concorso Verbania for Women 2019 e del premio Fondazione Marazza per la narrativa per l’infanzia, autrice di numerose pubblicazioni, lei è la scrittrice Manuela Chiarottino. Una penna fluida, apprezzata e, potrei dire, inesauribile.

Manuela, quanti libri all’anno scrivi mediamente? Solo nel 2019 quanti ne sono usciti? 

Quest’anno sono stati pubblicati “La locanda sul porto” edito Triskell, “La bambina che annusava i libri” di More Stories e lo Young Adult “Incompatibili” per Le Mezzelane. In effetti scrivo molto, ma a volte è un caso che libri mandati in tempi diversi approdino alla pubblicazione nello stesso periodo e non sempre si può scegliere.

Le tematiche sono diverse in ogni opera?

Il tema comune sono i sentimenti, ma naturalmente ogni opera ha una sua idea e cerca di trasmettere un proprio messaggio. Ne “La bambina che annusava i libri” c’è il lato romantico, ma il fulcro della storia è la passione per i libri e tutto ruota intorno a un enigma da risolvere, nascosto in ex libris di un antico volume, proprio perché volevo parlare delle curiosità, anche storiche, legate al mondo dei libri. Ne “La locanda sul porto” una storia d’amore si intreccia a una morte sospetta e a tematiche omofobe, mentre in “Incompatibili” si parla di consapevolezza di sé e dei primi conflitti familiari e sentimentali, nonché delle difficoltà nell’entrare nel mondo adulto.

Tuttavia c’è un genere che ti caratterizza e ti accompagna più degli altri, quello rosa. C’è qualche autrice da cui prendi spunto?

Amo molto Isabel Allende, mentre per il chick-lit, altro genere in cui mi sono cimentata, non posso non nominare Sophie Kinsella.

Le pellicole cinematografiche, invece, magari le più romantiche, sono mai state per te fonte di ispirazione?

L’ispirazione nasce da qualsiasi cosa, da un ricordo, un sogno, una canzone, a volte anche dallo spunto preso da un film, magari pensando a come si sarebbe sviluppata la storia in modo diverso.

Il tuo pubblico di lettori è composto solo dal gentil sesso o include anche uomini?

La maggior parte sono donne, però ultimamente mi ha fatto davvero piacere ricevere un complimento maschile per “La bambina che annusava i libri”. Addirittura sono stata paragonata a Zafon e non ho potuto che esserne lusingata; naturalmente son rimasta con i piedi ben piantati a terra, ma il fatto stesso che un uomo mi abbia letto e apprezzato, trovando avvincente la storia, è stato incoraggiante, visto che spesso si boccia il romance a priori.

Sei stata anche un’autrice Rizzoli, che cosa pensi del mercato editoriale odierno?

L’esperienza con Rizzoli è stata bellissima e mi ha spronato a credere in me stessa, purtroppo poi la collana è stata chiusa, sopraffatta forse da alcune scelte editoriali. Il sogno di tornare a una grande CE rimane, ma ho scoperto che anche le piccole e medie case editrici possono dare tanto. Il mercato purtroppo è saturo e a volte le piccole realtà, avvicinando di più il lettore all’autore, danno grandi soddisfazioni e l’importante per me è arrivare ai lettori.

Scrivi tanto e bene, hai mai pensato di dedicarti anche al giornalismo?

Innanzitutto grazie. Per il momento sto scrivendo per una rubrica a cadenza variabile, per una rivista online, Family Magazine, ma di certo non mi spiacerebbe avere altre opportunità per cimentarmi con la scrittura.

Un’ultima domanda… ci anticipi qualcosa sulla tua prossima uscita editoriale?

Il 14 febbraio 2020, per Buendia Books, uscirà un romanzo di narrativa dal titolo “Fiori di loto”, che tratta tematiche femminili difficili e delicate. Racconto dell’amicizia di due donne del tutto diverse tra loro, come origine, età, cultura, età, ma che si scoprirà avere in comune un profondo dolore e soprattutto quella resilienza propria dell’animo femminile. La prima infatti ha subito la fasciatura dei piedi e la seconda l’asportazione del seno. Attraverso la loro storia vorrei cercare di comunicare come la bellezza non debba essere sinonimo di dolore e sopraffazione e raccontare come ogni donna sappia risollevarsi, delicata ma forte, proprio come i fiori di loto. Un romanzo difficile da scrivere, non tanto per le ricerche, quanto per il coinvolgimento emotivo, ma in cui credo molto.