Nicola Calipari, un dimenticato eroe del nostro tempo

Sono trascorsi già 14 anni dalla morte di un dirigente del Sismi: Nicola Calipari.

Già, 14 lunghi anni da quella terribile notte del 4 marzo del 2005, quando in  un posto di blocco americano, viene ferito mortalmente un eroe. Fuoco amico.

Sì, un eroe, un padre di famiglia, un marito, un funzionario pubblico, che ha dedicato 20 anni della sua vita alla Polizia di Stato, prima di diventare un dirigente dei servizi segreti militari.

Ha appena liberato la giornalista de Il Manifesto, Giuliana Sgrena, che era stata rapita all’Università di Baghdad il 4 febbraio, dall’Organizzazione della Jihad islamica.

 Ma proprio a poche centinaia di metri dall’aeroporto, dove un aereo è pronto per riportare la giornalista in Italia, cade sotto i colpi del fuoco amico. Nicola Calipari protegge la donna, facendole scudo con il suo corpo.

 Giuliana Sgrena e l’altro agente del sismi sono feriti,  ma non gravemente. 
È Nicola Calipari che conduce la trattativa per la liberazione della giornalista italiana. È Nicola Calipari che muore tragicamente quel maledetto giorno.

Eppure con una sentenza del 19 giugno 2008, la prima sezione penale della Corte di Cassazione  rigetta il ricorso della Procura di Roma, confermando la mancanza di giurisdizione italiana sul caso. 

Nicola Calipari che è stato da ragazzo anche un capo  scouts nei gruppi AGESCI, laureato in giurisprudenza arruolato in Polizia nel 1979 con molti riconoscimenti nell’ambito di operazioni al contrasto del traffico internazionale di armi, di operazioni antidroga.
Nel 1997 è nominato dirigente del centro interprovinciale Criminalpol Lazio, Umbria, Abruzzo. Passa al Servizio centrale operativo (Sco) e poi dirige l’ufficio immigrazione della questura di Roma.

 Entra nel Sismi nel 2002 tra i numerosi  incarichi, c’è anche quello della liberazione delle operatrici umanitarie Simona Pari e Simona Torretta. Poi l’ultima sua operazione: la mediazione della liberazione della giornalista Giuliana Sgrena, appunto.

Resta una Medaglia d’oro, resta un funzionario dello Stato italiano dimenticato da chi, invece, dovrebbe tener presente e tenere vivo l’alto esempio di sacrificio compiuto da un uomo capace di un gesto eroico, suscitato dal suo alto senso del dovere e da sentimenti di carità cristiana.

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