Ombre Festival, l’intervento di Federica Angeli nelle considerazioni di Fabio Lauri e Giuseppe Becattini del Siulp

Inchieste che l’hanno portata al centro di cronache internazionali, dal 2013 sotto scorta. È Federica Angeli, la giornalista di Repubblica che ha denunciato la criminalità organizzata di Ostia. Lo scorso lunedì a Viterbo, Ombre Festival la accoglie sul palco di piazza del Gesù, gremita all’ inverosimile.

La sua vita è diventata persino un film, interpretato da Claudia Gerini, “A mano disarmata“.

Una donna magnetica, nonostante tutto il bagaglio di sofferenza, di una vita sul filo del rasio, una testimonianza di vita come donna, come giornalista, ma soprattutto come espressione della civiltà, della libertà di stampa e di pensiero per la verità.

Federica Angeli ad Ombre Festival
Federica Angeli a Ombre Festival

Già, la verità quella della frase di Gesù nel Vangelo di Giovanni: “La verità vi rende liberi“, “Veritas vos libertà“. Perché Federica Angeli è comunque una donna libera, limpida, perbene.

La sua testimonianza ad Ombre Festival scuote le coscienze, anche nei giorni successivi. Suscita, anche, la riflessione sul delicato tema delle scorte ed accanto a lei, sul palco, non a caso c’è il segretario nazionale del Siulp, Fabio Lauri, aquilano, sovrintendente capo della Polizia di Stato, già Segretario generale Abruzzo.

Fabio Lauri e Alessandro Maurizi

Lauri, nel ringraziare e complimentarsi con Alessandro Maurizi, Elena Cacciatore e tutto lo staff di Ombre Festival afferma: “Le manifestazioni culturali hanno il merito e la capacità di stringere attorno ad un tavolo tanti attori di un unico sceneggiato, il cui protagonista principale è il cittadino.

Il tema ispirato dal film e dal libro di Federica Angeli ha il merito di scuotere, sollecitandoli, i sentimenti di giustizia e legalità, che ognuno di noi dovrebbe provare, pur nell’ambito dei diversi ruoli civili o istituzionali.

Il racconto di Federica, che ringrazio per averci dato la possibilità di far emergere le diverse facce di una stessa medaglia, oltre ad emozionare per i tratti di vita che è costretta a vivere grazie al senso di legalità e giustizia che la caratterizza, permette di soffermarci su alcuni aspetti dettati dal nostro ordinamento giuridico.

Penso che la sintesi tra sicurezza, legalità e giustizia non è quella di inasprire le pene, ma realizzare un sistema di giustizia in grado di valutare i fatti accertati dalle Forze dell’Ordine e comminare le sanzioni che già sono previste. Soprattutto deve farlo in tempi apprezzabili e garantire, poi, la certezza della pena. È inutile inasprire le pene, se poi non si è in grado di applicare la sanzione. Così, come risultano vani i sacrifici e il lavoro delle Forze dell’ordine, se la giustizia non fa il suo corso. Non serve aumentare le pene edittali, animati dall’emotività generata dal caso del momento, se poi non si è neanche in grado di arrivare al processo.

Le vicissitudini di Federica Angeli, simile a tanti altri casi di persone costrette a convivere con le donne e gli uomini delle scorta che con lei rischiano la loro vita tutti i giorni, fanno riflettere su come il sistema di tutela in Italia vada rivisto. La scorta non deve essere uno status simbol; il costo delle risorse umane, economiche e strumentali ricadono su tutti.

Dire che vi sono motivi di rischio per attuarle, ma la scorta viene poi effettuata con un solo poliziotto anziché sei o otto, significa snaturare il dispositivo di protezione e trasformarlo in servizio di autista, uno status simbol appunto, che mette a rischio la pelle dei poliziotti impegnati in quel servizio.

Ecco perché diciamo che non vanno ridotti gli uomini che effettuano questo servizio (oggi circa 1000), ma va rivisto il numero delle persone oggi titolari di scorta (circa 600), secondo necessità. Ciò è doveroso sia per salvaguardare la vita delle donne e degli uomini di scorta, ma anche quella degli scortati che oggi ne hanno realmente bisogno.

Ombre Festival, un format all’insegna del volontariato culturale di poliziotte e poliziotte della Questura di Viterbo fuori dal servizio, vede come partnership il Siulp, Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia, fondato nel 1979 e vicino ad Ombre Festival, sin dagli inizi. Parlare di Siulp a Viterbo è chiamare in causa il suo segretario provinciale, Giuseppe Becattini che, in relazione alla kermesse culturale, dichiara: “Esprimo plauso all’amico e collega Alessandro Maurizi, ideatore e direttore artistico di Ombre Festival, ed ovviamente, a tutte le ragazze e i ragazzi che hanno collaborato alla riuscita di questo evento.

Un particolare ringraziamento al nostro questore Massimo Macera, che ha messo in campo servizi, al fine di garantire lo svolgimento in piena sicurezza anche nella manifestazione stessa.

Come Siulp ringrazio tutti i colleghi delle Forze dell’ordine che, con la loro attività, hanno reso e stanno  tutt’ora rendendo sicuri gli eventi della rassegna.

Nonostante in questi giorni si è messa in dubbio la sicurezza della città, noi riteniamo che grazie al costante e continuo impegno delle poliziotte e dei  poliziotti, stiamo garantendo ogni giorno il controllo della nostra città.

Ma un ringraziamento particolare, va alla segreteria nazionale Siulp, nella persona del segretario generale nazionale Felice Romano, il quale fin dagli albori è stato vicino e presente ad Ombre Festival, già nel suo primordiale progetto, diventato ormai, una grande realtà culturale.

Purtroppo il nostro segretario nazionale, per impegni personali, non è potuto essere presente, ma nelle due serate quella del 22 e del 24 giugno, ha mandato due eccellenti rappresentanti della segreteria.

Il 22 con con Sgarbi, era sul palco Silvano Filippi, con l’argomento della legittima difesa, nel quale il sostituto commissario ha interagito in maniera eccellente nella discussione con il professor Vittorio Sgarbi. Filippi, del resto, è uno dei migliori conoscitori della legge sulla leggittima difesa.

Tornando alla giornata dello scorso 24 giugno, con la giornalista di Repubblica Federica Angeli, mi sento di affermare di aver conosciuto una grande donna, che non ha chinato la testa di fronte alle minacce ed ha avuto il coraggio di denunciare, mettendo a repentaglio la propria incolumunità e quella della sua famiglia.

Quello che più che mi ha colpito di lei, è il suo grande sorriso e credo che avremmo bisogno di tante Federica e di tanti altri uomini, pronti a denunciare, per rendere questo Paese libero dalle mafie e dalla criminalità. Come Siulp siamo favorevoli alla cultura, a realtà così profonde e ben radicate come questa di Ombre Festival. Toccare certe problematiche porta alla riflessione, alla presa di coscienza, sempre con il rispetto e la tutela del cittadino, perché la sicurezza spetta allo Stato.